Gli Artisti
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Scenari spogliati della presenza umana, in una rappresentazione turbata da glitch ed alterazioni cromatiche, sembra denunciare l’iper-tecnologizzazione e la spersonalizzazione degli spazi.
Eppure la ricerca di un’eleganza estetica attribuisce un’accezione neutrale, o talvolta positiva, a tale deumanizzazione.
In definitiva, una ricerca formale amorale, autoindulgente, post-cyberpunk ed hipster-punkabbestia, per raccontare ciò che già è, che piaccia o meno, abituale.
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A discapito dei temi delle opere, spesso provocatori, ciò che preme far notare dall’artista, è l’interesse per i processi di interferenza tra i vari elementi e gradi di lettura. L’idea di un crescente stato emotivo della tecnologia, è concetto fermo e radicato nel pensiero dell’artista, quasi a voler trovare una sorta di paragone tra la creazione dell’uomo che attraverso la figura di Cristo si è elevato a divino, e la creazione della macchina che sempre più si muove verso una sua umanizzazione. Così ci si trova davanti ad un sempre più percepibile urlo di rivolta del figlio (la macchina) nei confronti della dipendenza dal padre (uomo), e ad un comportamento aggressivo e spesso derisorio della religione cattolica e della società corrente.
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La fotografia prima di tutto come dito indice, detonatore di esperienze, relazione diretta con ciò che ci circonda. L’ambiente urbano come un paesaggio da studiare, ristrutturare e restituire grazie alla fotografia; non però sotto forma di racconto, o denuncia, o catalogo di ritmi architettonici, ma come invito e proposta di un nuovo rapporto, una nuova relazione con i luoghi che hanno fatto (o potrebbero fare) da sfondo ai propri accadimenti personali, nei quali, e in parte grazie ai quali, si è svolta (o si potrebbe svolgere) la propria vita.
Una riproposizione di moduli tanto comuni quanto inosservati, che porta quindi a un tentativo di fotografare l’immaginario architettonico da cui questi elementi sono stati selezionati e ritagliati: la ricostituzione di un progetto inizialmente compiuto e illimitato, da concepirsi attraverso una mente che guardi non solo con gli occhi e la macchina fotografica, ma con l’immaginazione.
Bio
Gabriele Bacchiarri
28/09/1989, Vitorchiano (VT)
vive a Bologna
Gabriele Bacchiarri (28/09/1989 Vitorchiano, VT), frequenta l’istituto statale U.Midossi (Civita Castellana) dove si diploma in arti applicate (2008). Attualmente frequenta il Dipartimento di Arte Musica e Spettacolo sezione arte, a Bologna. Inizialmente dedito a pittura e disegno, recentemente mostra interesse per l’arte da installazione. Influenzato dall’insegnamento del prof. Virgilio Mollicone e dalla convivenza con l’artista Bernardi Silvia Fiore, intende attuare una ricerca di tipo concettuale attraverso l’uso principale di ready-made e di materiali low and high tech.





























