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A discapito dei temi delle opere, spesso provocatori, ciò che preme far notare dall’artista, è l’interesse per i processi di interferenza tra i vari elementi e gradi di lettura. L’idea di un crescente stato emotivo della tecnologia, è concetto fermo e radicato nel pensiero dell’artista, quasi a voler trovare una sorta di paragone tra la creazione dell’uomo che attraverso la figura di Cristo si è elevato a divino, e la creazione della macchina che sempre più si muove verso una sua umanizzazione. Così ci si trova davanti ad un sempre più percepibile urlo di rivolta del figlio (la macchina) nei confronti della dipendenza dal padre (uomo), e ad un comportamento aggressivo e spesso derisorio della religione cattolica e della società corrente.
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La fotografia prima di tutto come dito indice, detonatore di esperienze, relazione diretta con ciò che ci circonda. L’ambiente urbano come un paesaggio da studiare, ristrutturare e restituire grazie alla fotografia; non però sotto forma di racconto, o denuncia, o catalogo di ritmi architettonici, ma come invito e proposta di un nuovo rapporto, una nuova relazione con i luoghi che hanno fatto (o potrebbero fare) da sfondo ai propri accadimenti personali, nei quali, e in parte grazie ai quali, si è svolta (o si potrebbe svolgere) la propria vita.
Una riproposizione di moduli tanto comuni quanto inosservati, che porta quindi a un tentativo di fotografare l’immaginario architettonico da cui questi elementi sono stati selezionati e ritagliati: la ricostituzione di un progetto inizialmente compiuto e illimitato, da concepirsi attraverso una mente che guardi non solo con gli occhi e la macchina fotografica, ma con l’immaginazione.
Bio
Gabriele Bacchiarri
28/09/1989, Vitorchiano (VT)
vive a Bologna
Gabriele Bacchiarri (28/09/1989 Vitorchiano, VT), frequenta l’istituto statale U.Midossi (Civita Castellana) dove si diploma in arti applicate (2008). Attualmente frequenta il Dipartimento di Arte Musica e Spettacolo sezione arte, a Bologna. Inizialmente dedito a pittura e disegno, recentemente mostra interesse per l’arte da installazione. Influenzato dall’insegnamento del prof. Virgilio Mollicone e dalla convivenza con l’artista Bernardi Silvia Fiore, intende attuare una ricerca di tipo concettuale attraverso l’uso principale di ready-made e di materiali low and high tech.
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Conosco il mondo della fotografia quasi per caso, solo nel 2000, quando un amica durante una permanenza a S. Francisco mi presta una reflex per permettermi di portare dietro dei ricordi di quell’esperienza.
L’entusiasmo con cui fotografavo il circostante in breve tempo trasformò quello che era il mezzo in fine.
Mi iscrissi, dunque ad un corso tenuto a Berkeley per avere maggiore padronanza dello strumento.
Da quel momento la fotografia diventa una passione che sfiora la necessità.
I miei studi e le mie esperienze lavorative non erano attinenti a quel campo; da qui una sorta di ingenuità o di purezza nell’approcciarmi alla fotografia; ne derivavano quindi un’eterogeneità di soggetti, una continua ricerca formale, una “fragilità” estetica che nel tempo si sono trasformate in uno stile personale riconoscibile.
Tutt’ora vedo la mia macchina fotografica come un giocattolo dalle infinite variabili con cui posso sperimentare. Non cerco una effettiva coerenza o una estetica che porti il mio nome. Cerco semplicemente di evolvermi e variare i miei lavori per continuare in questo percorso senza provare la sensazione di “esserci già passato”. Non ho un obbiettivo preciso, non ho un’ambizione concreta, ho una lente con cui modellare, ridefinire e reinterpretare ciò che mi circonda o ciò che vorrei mi circondasse.
L’approccio con il digitale mi ha dato ulteriori possibilità di miscelare il presente con il passato, il reale con l’onirico e a volte poter reinventare ciò che non mi ha soddisfatto.
Andavo di fantasia, e di ricordi,
è quello che ti rimane da fare, alle volte,
per salvarti, non c’è più nient’altro.
Un trucco da poveri, ma funziona sempre.
A.Baricco
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I lavori di Marianna Marchioro, fortemente autobiografici, nascono primariamente dall’impulso di raccontare se stessa, e di analizzare i rapporti, spesso conflittuali, tra lei e l’”altro”, nella continua ricerca di una sorta di dialogo non verbale tra i due. L’artista prende spunto dalle sue vicende personali per elaborare una poetica universale con cui chiunque può mettersi in relazione. I suoi ultimi lavori si concentrano più sul rapporto corpo e anima, indagando il concetto di “prendersi cura” di se stessi sia in termini fisici che psichici.
Bio
Gualtiero Bertoldi
28/03/1978
vive e lavora a Padova
Seguendo il più vieto stereotipo ottocentesco, inizia a fotografare perché non sa disegnare (e neppure scrivere, a volerla dire tutta). Dopo aver quasi immolato la sua vita sull’altare del fotoreportage, per alcuni anni si sposta fra Londra e Milano alla ricerca della miscela alcolica perfetta, l’oscuro e maledetto Alkahest spritz; porta sempre con sè una cartolina di Lido di Volano (FE) autografata da Luigi Ghirri. Attualmente è impegnato in un serrato confronto fisico e mentale con un mutuo.



















