In concreto…
Un esempio significativo del nostro lavoro è il modo in cui, nelle nostre mostre, creiamo i cartellini che accompagnano le opere.
Come forse è già chiaro, non ci piace il linguaggio tradizionale della critica, che suggerisce un’interpretazione arbitraria, spesso aggiungendo messaggi e riferimenti non oggettivamente contenuti nell’opera, costruendo un discorso di contestualizzazione spesso troppo complesso per chi non è istruito in materia.
È anche vero che se invece fosse l’artista stesso a dare troppe informazioni sulle proprie opere, le banalizzerebbe e le sminuirebbe a dei semplici artifici.
Ancora più grave sarebbe proporre un’opera senza fornire gli elementi minimi necessari per la propria lettura, ad esempio omettendo, qualora rilevanti alla veicolazione del messaggio, dettagli tecnici di realizzazione, informazioni biografiche sull’artista, aneddoti legati al soggetto dell’opera…
In un delicato equilibrio tra questi estremi, cerchiamo di costruire un contatto diretto tra lo spettatore poco avvezzo all’arte, e l’artista stesso.
Lo stile che abbiamo adottato è molto simile a quello delle FAQ (Frequently Asked Questions), che adopera domande all’apparenza banali per innescare un dialogo che suggerisca i temi dell’opera, e chiarisca i confini tra l’intenzionalità dell’artista e lo spazio dell’interpretazione soggettiva.
Ecco alcuni esempi (passa con il mouse sopra le opere):





