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La fotografia prima di tutto come dito indice, detonatore di esperienze, relazione diretta con ciò che ci circonda. L’ambiente urbano come un paesaggio da studiare, ristrutturare e restituire grazie alla fotografia; non però sotto forma di racconto, o denuncia, o catalogo di ritmi architettonici, ma come invito e proposta di un nuovo rapporto, una nuova relazione con i luoghi che hanno fatto (o potrebbero fare) da sfondo ai propri accadimenti personali, nei quali, e in parte grazie ai quali, si è svolta (o si potrebbe svolgere) la propria vita.
Una riproposizione di moduli tanto comuni quanto inosservati, che porta quindi a un tentativo di fotografare l’immaginario architettonico da cui questi elementi sono stati selezionati e ritagliati: la ricostituzione di un progetto inizialmente compiuto e illimitato, da concepirsi attraverso una mente che guardi non solo con gli occhi e la macchina fotografica, ma con l’immaginazione.




